Dove siamo

240px-lago_di_lentiniCi troviamo in territorio di Lentini prov. di Siracusa, i nostri agrumeti distano dal centro abitato appena 3 Km, e contano oltre 2000 piante di agrumi di diverse varietà su una estensione di oltre tre ettari, l’impianto agricolo è ubicato su una costa collinare a circa 400mt sul livello del mare “contrada Scalpello” e “contrada Buonvicino”, sono in assoluto la migliore località per le produzioni di arance rosse, zone molto panoramiche, da dove si riesce a vedere a oriente il mare JONIO, a Nord la maestosità dell’Etna, nonché il lago del biviere che è uno dei laghi artificiali più gradi d’europa con i suoi tre mila ettari, realizzato con la scusa di fornire acqua per irrigazione ed invece per la stragrande maggioranza è utilizzato per fornire acqua al polo petrolchimico di Priolo.

Lentini è stata nel passato il più importante centro agrumicolo della SICILIA con i suoi oltre tre mila ettari di terreni agrumetati, che nell’ultimo ventennio si sono in larga parte desertificati grazie alle scellerate scelte dei governi nazionali e regionali, che in barba ad ogni regola democratica hanno vanificato i sacrifici di intere generazioni di produttori .

L’economia prevalente del territorio, nonostante la grave crisi che attraversa l’agrumicultura, resta sempre la coltivazione degli agrumi, soprattutto dell’arancia rossa che, con la varietà moro, raggiunge in questa zona livelli d’eccellenza. Sono anche presenti piccole realtà manifatturiere, in anni recenti lo sviluppo di attività ricettive e della ristorazione mostra una propensione a sviluppare un sistema d’accoglienza legato alle risorse archeologiche, paesaggistiche e alle tradizioni gastronomiche.

In questo senso è esemplare lo sforzo di salvaguardare e promuovere il pane di Lentini, fra i pochi in Sicilia a essere cotto nei forni a legna secondo la tradizione.
BREVE   DESCRIZIONE   DELL’ANTICA   LENTINI , risalente ad una nota del  30 Aprile del 1929 a firma  del lentinese  A.  ZARBOANO  C
La posizione geografica di Lentini trovasi fra il 37°  20° grado di latitudine e il 14°  42° di longitudine (Greenwich). Dista dal Mare ionio 7 chilometri circa in linea d’area (Golfo di Agnore). Distrutta, la settima volta dal terremoto del 1693, e poscia riedificata sulle sue stesse rovine. Lentini fu Patria di uomini che seppero distinguersi nelle armi, nelle arti e nelle scienze, fra i quali: Gorgia filosofo e oratore, Agatone ed Jacopo poeti, Erodico medico, Pitagora scultore, Alaimo condottiero.

La città nei passati millenni;  rifulse di potenza e di grandezza: le sue armate dominavano quasi tutta la costa orientale dell’Isola. Fu chiamata dai romani granaio della Sicilia e dalla Chiesa granaio dei Martiri Cristiani. Come tutte le altre antiche città, che avevano governo proprio, coniò monete che oggi sono fra le più rare data la lunga distanza di tempo in cui furono coniate. La prima, fra le 67 monete conosciute, è di forma quasi circolare e rimonta a tempi avanti la fondazione di Roma; sul diritto porta la testa di Cerere e sul rovescio la pelle del leone nemeo (Ercole) ai piedi dell’albero di palma e l’iscrizione:   EONTINON.
Con l’espansione dell’impero romano, la Sicilia, divenne provincia romana e Lentini, come tutte le altre città dell’isola, perdette la libertà, la ricchezza e la potenza.

La città anticamente era cinta di mura e di fortezze. Il suo governo, fin dai primordii, fu retto a Repubblica, ma spesso subì anche la tirannia dei despoti, primo fra i quali il famoso Panezio. Adorò, come i greci, gli Dei mitologici; innalzò tempi a Cerere e Proserpina, onorò Ercole, tributò sacrifici al culto di Osiride e degli altri Dei minori, finché il Cristianesimo venne ad illuminare lo spirito delle Anime con la fiaccola della verità. L’atletica e la ginnastica furono molto coltivate in Lentini, e a tale scopo si ebbe un apposito vasto campo, cinto di bellissimi edifici, propriamente detto dei giuochi olimpici, in cui si usava, nelle grandi feste, svolgere le gare delle bighe.

Vari archeologi asseriscono che detti luoghi dovettero esser abitati ancora prima dell’universale diluvio. A conferma di ciò il P. F. Mauro riferisce nella sua storia dei martiri di Lentini, essere stato rinvenuto, verso l’anno 1600, presso il convento dei Cappuccini, un pozzo a spirale, costruzione questa, che si presume antidiluviana. Circa trent’anni fà, nei pressi di piazza Mercato Grande, un torrente d’acqua piovana, smuovendo lo strato superficiale del suolo, scopri un pozzo scavato sul vivo masso a forma di chiocciola, con le pareti lisce e ben poste;  ma le civiche guardie, sopraggiunte, fecero subito riempire il pozzo e riassodare il suolo, ignorando l’importanza della scoperta che si presume sia anche essa opera antidiluviana.

Un inconfutabile documento, che testimonia la remotissima esistenza di Lentini, l’abbiamo nello stemma cittadino; in esso troviamo le spighe di grano, i pesci, la palma una torre a tre merli e la pelle del leone nemeo. Le spighe di grano vogliono ricordarci la fertilità delle nostre contrade in cui la Dea Cerere aveva trovato il grano essere spontanea produzione della terra. Le spoglie del leone, ci ricordano il passaggio per Lentini del leggendario Ercole, il quale vi dimorò per ben quattro mesi, e volle donare, in ricompensa degli onori ricevuti, il suo manto di pelle di leone. I pesci ci ricordano il lago, detto Bevajo, che Ercole costruì in onore di suo nipote e compagno Iolao.

La torre che lo stesso Ercole eresse sulla rocca Leontina, con i tre merli che riguardano i tre promontori dell’isola, vuol significare il primato della nostra metropoli su tutti gli altri popoli di Trinacria. La palma è l’onore che resero agli eroi Sicani che pugnarono da forti contro Ercole per la difesa della loro patria (allora chiamata Camesena). Lentini nei secoli mitici fu appellata Sicania (forse lo stesso che Lestrigonia) indi Camesena da Cam, poscia Leonzio da Ercole e Xutia da Xuto figlio di Eolo. All’epoca greco-romana si chiamò Leontium e Leontina e fu appellata anche granaio di Roma.